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	<title>arnie &#8211; Francescantonio Cavalieri</title>
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		<title>La varroa</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jan 2018 16:34:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La&#160;varroatosi&#160;è una malattia parassitaria dell&#8217;ape causata da un piccolo caro visibile ad occhio nudo:&#160;Varroa destructor. Colpisce in maniera particolarmente grave l&#8217;Apis Mellifica&#160;(ape domestica), attaccando sia le api adulte sia le larve. In Italia è stato individuato per la prima volta nel 1984 e per diversi anni è stato confuso con&#160;Varroa jacobsoni, un altro acaro sempre...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La&nbsp;<strong>varroatosi</strong>&nbsp;è una malattia parassitaria dell&#8217;ape causata da un piccolo caro visibile ad occhio nudo:&nbsp;<strong>Varroa destructor</strong>. Colpisce in maniera particolarmente grave l&#8217;<em>Apis Mellifica&nbsp;</em>(ape domestica), attaccando sia le api adulte sia le larve. <span id="more-429"></span>In Italia è stato individuato per la prima volta nel 1984 e per diversi anni è stato confuso con&nbsp;<em>Varroa jacobsoni</em>, un altro acaro sempre del genere Varroa, però meno aggressivo che convive, negli alveari dell&#8217;Apis cerana, assieme a Varroa destructor. Entrambi gli acari parassitizzano l&#8217;Apis cerana, un&#8217;ape orientale che da millenni convive con questi parassiti e quindi ha imparato ad individuare gli acari varroa nelle cellette o sul dorso delle altre api, li afferra con le mandibole e infligge loro delle lesioni mortali.</p>
<h3>Un parassita da non sottovalutare</h3>
<p>La varroatosi è un&#8217;infestazione che per la sua rapida diffusione, i danni che provoca, la mancanza di prodotti e metodi in grado di eliminarla definitivamente, deve essere considerata fra le più gravi. Una malattia che ha cambiato profondamente le tecnica apistica, rendendo molto più difficoltoso il rapporto dell&#8217;uomo con l&#8217;ape. La sua presenza negli alveari di&nbsp;<em>Apis mellifica</em>&nbsp;è una delle nefaste conseguenze dell&#8217;attività umana di allevamento delle api: l&#8217;apicoltura. Oggi dobbiamo convivere con questa scomoda presenza e cercare di mettere in atto una serie di tecniche, accorgimenti ed interventi per tenere sotto controllo non solo l&#8217;infestazione dell&#8217;acaro, ma anche le patologie che comporta. Senza il nostro intervento, infatti, l&#8217;alveare è destinato a soccombere.<br />
Con il proprio apparato boccale la varroa fora facilmente le membrane esterne del corpo dell&#8217;adulto e delle larve di ape, succhiando l&#8217;emolinfa per il proprio nutrimento, causando gravi danni agli individui colpiti: indebolimento, ferite, lesioni di organi interni, malformazioni etc.</p>
<h3>Lo sviluppo</h3>
<p>La varroa per un certo periodo della sua vita è dentro le cellette di covata; prima che questa venga opercolata (chiusa per la metamorfosi dell&#8217;insetto) la femmina della varroa depone da 2 a 5 uova sulla larva delle api o sulle pareti della celletta stessa. Dalle uova, dopo 24 ore, nascono piccole larve che con successive mute di crescita arrivano alla maturià sessuale. L&#8217;intero ciclo di sviluppo dura circa 6-7 giorni per i maschi e 8-9 giorni per le femmine di varroa. L&#8217;acaro per la sua crescita succhia l&#8217;emolinfa (il liquido interno) delle larve di ape che stanno crescendo nelle cellette e si avviano ad assumere le forme adulte. L&#8217;acaro varroa fuoriesce dalle cellette (dove è vissuto a spese della larva) nel momento in cui l&#8217;ape adulta rompe l&#8217;opercolo per uscire dal favo ed iniziare la vita attiva. In tal modo può spostarsi liberamente penetrando in altre cellette e riprendere il ciclo. Il momento della riproduzione della varroa avviene entro le cellette opercolate, prima della fuoriuscita delle femmine stesse; i maschi muoiono subito dopo l&#8217;accoppiamento. La femmina si fissa sugli adulti dell&#8217;ape tra il torace e l&#8217;addome, divenendo un parassita permanente dell&#8217;operaia o del fuco. Osservando attentamente, la femmina è visibile ad occhio nudo sia sul corpo dell&#8217;ape adulta, sia sulle larve. Su queste ultime è facile l&#8217;osservazione in quanto la varroa si distingue bene sulla loro superficie bianca. È un parassita che si diffonde in maniera estremamente veloce; basta che un&#8217;ape sana venga a contatto con una infestata per trasmettere il parassita ad alveari diversi. Numerose sono le occasioni d&#8217;incontro senza l&#8217;intervento dell&#8217;uomo: per esempio durante la visita a un fiore, per effetto del saccheggio, nella sciamatura ecc.<br />
A queste occasioni dobbiamo aggiungere l&#8217;opera dell&#8217;apicoltore che incosciamente può trasportare il parassita durante le normali pratiche apistiche (nomadismo, cattura di uno sciame, acquisto di sciami o attrezzature etc).</p>
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